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L’attivita’ fisica, la prestazione sportiva e la fase di recupero dopo l’esercizio sono favorite da un’alimentazione ottimale” (American Dietetic Association – Dieticians of Canada – American College of Sports Medicine Position Statement 2000)

Non esistono Linee Guida Specifiche per gli sportivi, le differenze nei fabbisogni energetici tra un atleta e una persona sedentaria sono solo quantitative.

Già Fredrick Stare e Ancel Keys  affermavano che: “non esistono diete speciali per gli atleti. Essi necessitano di calorie sufficienti e cioè molte di più di quelle di cui ha bisogno  la maggior parte di noi, ma della stessa proporzione e dello stesso tipo di proteine, vitamine e minerali, che occorrono a chiunque altro”

Una volta ottimizzati gli apporti calorici , plastici e protettivi, nessun accorgimento dietetico puo’ influenzare ulteriormente il rendimento sportivo dipeso dalla genetica e dall’allenamento.

SISTEMI ENERGETICI

In base al tipo di attività fisica, l’organismo utilizza due differenti sistemi energetici:

- Aerobico: utilizza grassi e carboidrati; esercizio a basso sforzo e prolungato nel tempo;  basso impegno cardiovascolare (ad esempio nella maratona);

- Anaerobico: utilizza carboidrati con formazione di acido lattico; sforzo massimale e di breve durata; alto impegno cardiovascolare (ad esempio negli scatti di corsa).

COME DEVONO ESSERE DISTRIBUITI I NUTRIENTI?

Le evidenze fisiologiche e le esperienze epidemiologiche ci consentono di proporre una ripartizione ottimale della miscela di nutrienti, concordata e validata dalle Società scientifiche competenti.

Carboidrati 50-60% delle Kcal.totali

Grassi:         non oltre il 30% delle Kcal.totali

Proteine:      in base al peso corporeo  (circa il 10-20% delle Kcal.totali)

Vitamine, Minerali, ecc. in base ai LARN/RDA

(linee guida larn)

L’impegno digestivo condiziona il rendimento muscolare. Il pasto precedente l’allenamento deve quindi essere:

- opportunamente distanziato  (almeno di 2 ore)

- ricco in carboidrati

- di moderato contenuto calorico

RIPRISTINO DEL GLICOGENO

Il glicogeno è la nostra riserva di carboidrati.

Dopo 24 ore da una partita di calcio neppure i giocatori professionisti hanno reintegrato del tutto le proprie riserve di glicogeno (il ripristino procede alla velocità del 5% ogni ora ma è più alto durante le prime ore).

E’ utile, quindi, mangiare o bere carboidrati dopo la cessazione dell’attività fisica per sfruttare al meglio il periodo di massimo recupero.

I carboidrati sono tutti efficaci, sia semplici che complessi, e non ci sono differenze significative nel ripristino del glicogeno fra un pasto più abbondante e l’assunzione di 50-100 g  di Carboidrati ogni 2 ore.

QUALI E QUANTI GRASSI

Anche per gli sportivi c’è l’esigenza di non superare il 30% (forse il 35%) delle calorie totali sotto forma di grassi e soprattutto di mantenere tra il 7-8% l’aliquota dei grassi saturi.

LA QUOTA PROTEICA

Quando occorre incrementare la muscolatura (sport di  potenza) può essere utile aumentare il consumo di proteine fino a  1,8 – 2 g/Kg peso corp./giorno, in modo da garantire un bilancio di azoto positivo.

Oltre questo limite è dimostrato che –salvo contemporanei trattamenti anabolizzanti ed ormonali- non esistono vantaggi documentabili.

RISCHI DELL’ECCESSO PROTEICO

La convinzione, erroneamente diffusa in ambiente sportivo, della necessità di forti apporti proteici ha una base di razionalità per alcuni sport  ed in particolare nei giovani atleti, ma fino ad un limite di circa 1,8 – 2 g/kg-peso/die.   Quantitativi di proteine superiori ai 2 g/kg-peso/die  (ovvero più del doppio dell’apporto proteico raccomandato dalle RDA o dai LARN) non comportano ulteriori vantaggi ma soltanto un sovraccarico metabolico, inutile e verosimilmente non sempre innocuo.

Ad esempio si può andare incontro a:

-         Aumento della calciuria  —> osteoporosi , nefrolitiasi

-         Aumento  dell’uricemia  —> disidratazione,  diminuzione della potassiemia con conseguente aritmia e aumento dell’ossidazione delle LDL  con conseguente aumento del rischio cardiovascolare;

-         Eccesso di grassi  —> aumento dell’ossidazione delle LDL  con conseguente aumento del rischio cardiovascolare e chetosi con conseguente irritabilità.

ESISTONO ALIMENTI CHE POSSONO AUMENTARE LE PERFORMANCE?

Una volta ottimizzati gli apporti calorici e plastico-protettivi nessun accorgimento dietetico può influenzare ulteriormente il rendimento del motore biologico,  condizionato dalla genetica e dall’allenamento. E’ vero però che un improprio o carente rifornimento” nutrizionale non consentirà di sfruttare al meglio le potenzialità teoriche di un’atleta .

MINERALI

L’esercizio molto intenso può aumentare l’escrezione di oligoelementi quali Cr, Cu, Mn, Zn, ecc. sia attraverso le urine che il sudore.

Comunque se l’alimentazione è adeguata per la maggior parte degli atleti il deficit di minerali non costituisce un problema.

CHE COSA DEVO BERE?

L’unica bevanda indispensabile è l’acqua, la quale ha tantissime funzioni:

- trasporto, assorbimento e utilizzazione dei nutrienti

- eliminazione delle scorie

- termoregolazione

- funzionalità digestiva

La DISIDRATAZIONE se ACUTA può portare numerosi disturbi:

Disturbi cognitivi

Alterazioni dell’umore

Ipertermia

Ridotta contrattilita’ miocardica

Ipotensione

Astenia intensa

Se CRONICA:

Urolitiasi

Presenza Ca vescicale

Ipotensione

Disturbi cognitivi

Soprattutto i ragazzi e gli atleti seniores tendono a disidratarsi più rapidamente degli adulti.

Perciò la semplice assunzione di acqua è più importante della reintegrazione salina che, se mal condotta (soluzioni iperosmolari), allunga la sosta gastrica e quindi l’effettiva reidratazione.

SE PROPRIO NON POTETE FARNE A MENO… preparatevi un integratore fatto in casa con 4 cucchiaini di zucchero, 1/2 cucchiaino da caffè di sale da cucina disciolti in 1 litro di succo di arancia.

REINTEGRAZIONE IDROSALINA RACCOMANDAZIONI PRATICHE

  • idratarsi bene gia’ prima dell’esercizio (400 – 600 ml nelle 2 ore precedenti)
  • proseguire durante l’esercizio (150-300 ml ogni 15-20’)
  • se l’esercizio e’ prolungato (> 90’) ricorrere agli “sport drinks” (carboidrati, elettroliti)

(Latzka WA 1999)

INTEGRATORI PER LO SPORT

“Gli “integratori dietetici” sono  una vasta ed eterogenea  categoria di prodotti (minerali, vitamine, nutrienti energetici, estratti vegetali, aminoacidi, ecc.) commercializzati per migliorare le condizioni di salute e  l’efficienza psico-fisica, e per prevenire l’insorgenza di specifiche malattie.” (Ministero della salute)

La maggior parte degli integratori nutrizionali per lo sport non ha una giustificazione, soprattutto quando attribuiamo loro un significato “ergogeno”; l’efficacia degli ergogeni nutrizionali non e’ stata in generale documentata a sufficienza, cosi’ come i loro possibili effetti tossici.

Il rischio di andare incontro verso forme vere e proprie di doping e’ presente a tutti  i livelli della pratica sportiva, anche in atleti non professionisti.

Per DOPING s’intendono tutte le  “sostanze (non alimentari) o pratiche in grado di produrre un aumento INNATURALE della capacita’ di lavoro individuale”:

Stimolanti

Narcotici

Anabolizzanti

Diuretici

Ormoni peptidici-glicoproteici

“Il medico non deve consigliare, prescrivere o somministrare trattamenti farmacologici o di altra natura diretti ad alterare le prestazioni di un atleta, in particolare qualora tali interventi agiscano direttamente o indirettamente modificando il naturale equilibrio psico-fisico del soggetto” (Art 76 Codice di Deontologia Medica)

Il mito alimentare è stato sempre sopravvalutato dagli sportivi ma di certo un’alimentazione incongrua riduce il rendimento, rallenta il recupero e può comportare errori e ripercussioni metaboliche negative.

Tutti gli sportivi possono trarre vantaggio da un allenamento all’attività fisica di durata combinato con un regime dietetico equilibrato, variato e moderatamente iperglicidico che includa, comunque, un’abbondante quantità di acqua e di antiossidanti.

DEFINIZIONE

Il termine “vitamina” è stato coniato nel 1911 da Funk, ad indicare che questa sostanza aveva la struttura di una amina e che essa era indispensabile alla vita.

Dal punto di vista chimico le vitamine sono una categoria molto eterogenea di sostanze organiche che l’ organismo umano o non è in grado di sintetizzare affatto o produce in quantità insufficiente e pertanto devono essere introdotte con gli alimenti.

L’azione delle vitamine è specifica e si esplica per piccole quantità di sostanza, da 1 microgrammo a 100 mg al giorno.

L’ azione bioregolatrice e protettiva delle vitamine si esplica attraverso quattro funzioni principali:

  • coenzimatica;
  • trasferimento di particelle elettriche, protoni ed elettroni;
  • stabilizzazione delle membrane;
  • di tipo ormonale.

Le vitamine agiscono da fattori in grado di collaborare al meccanismo d’ azione di molti enzimi e pertanto intervengono in numerosissime reazioni biochimiche che regolano il metabolismo delle cellule e in particolare delle vie metaboliche energetiche che riguardano tutti i substrati (glucidi, proteine, lipidi).

I coenzimi sono sostanze, non proteiche, che entrano a far parte della struttura di alcuni enzimi. Questi ultimi sono in grado di svolgere la loro azione, come catalizzatori delle reazioni chimiche responsabili del metabolismo delle cellule, solo in virtù della presenza dei corrispettivi coenzimi (vitamine, minerali, ecc.).

Pertanto, le vitamine, in quanto coenzimi, sono indispensabili per la sopravvivenza stessa delle cellule e dell’ intero organismo.

CLASSIFICAZIONE

Non avendo una struttura chimica comune, l’unica classificazione possibile delle vitamine è quella basata sulla loro solubilità, pertanto le vitamine si distinguono in idrosolubili (vitamina C e vitamine del gruppo B) e liposolubili (vitamine A, D, E, K).

Attualmente le vitamine sono state ripartite in 13 gruppi, ciascuno dei quali contiene un certo numero di sostanze a struttura simile, che hanno qualitativamente gli stessi effetti.

La tabella  presenta in forma schematica la lista di queste sostanze con le loro denominazioni comuni ed i loro sinonimi.

VITAMINE FONTE ALIMENTARE FORMA COENZIMATICA FUNZIONE METABOLICA FABBISOGNO

GIORNALIERO

IDROSOLUBILI
Vitamina B1

Tiamina

Cereali integrali,maiale, legumi, fegato,lievito, pesce, uova Tiamina pirofosfato

(TPP)

Rimozione di CO2..

Intervento nel metabolismo dei carboidrati e nel funzionamento delle cellule nervose

0.4 mg/1000 Kcal
Vitamina B2

Riboflavina

Latte e derivati, carne, uova, pesce, lievito di birra, verdure fresche FMN (Flavin-mononucleotide)

FAD (Flavin-adenin-dinucleotide)

Azione in diverse reazioni nel metabolismo intermedio di lipidi, carboidrati e proteine 0,6 mg/1000 Kcal
Vitamina PP

Niacina,

Lievito,fegato, carne, pesce, cereali, farina di frumento, legumi NAD (nicotinamide-adenina-dinucleotide)

NADP (nicotinamide-adenina-dinucleotide-fosfato)

Trasporto di ossigeno e idrogeno:

Intervento nel metabolismo dei carboidrati e del Triptofano.

Come NADPH nella sintesi degli acidi grassi

13 mg di Niacina-e/2000 Kcal
Vitamina B6

Piridossina

Carne, pesce,verdure a foglia verde, cereali integrali Piridossalfosfato

(PLP)

Intervento nel metabolismo degli aminoacidi, del triptofano e degli acidi grassi 1.5 mg/100 gr di proteine ingerite
Acido Pantotenico Molto diffuso in tutti gli alimenti Coenzima A Trasporto di acili 3-12 mg
Acido Folico Vegetali a foglie verdi, frutta, fegato, legumi, pesce, uova, latte Acido tetraidrofolico Biosintesi delle purine, dell’acido timidinico e della metionina 200 mcg

Gestante=400 mcg

Vitamina B12

Cianocobalamina

Uova, latte e derivati, fegato, carne 5’-deossiadenosil-cobalamina Sintesi del DNA.

Maturazione dei globuli rossi

2 mcg
Biotina Legumi, verdure, cereali, fegato, pollame, lievito Biocitina Carbossilazione di molti composti organici 15-100 mcg
Vitamina C Agrumi, pomodori, patate, peperoni, lattuga, cavolfiori, cavoli di Bruxelles Acido L-ascorbico Biosintesi di: carnitina, ac. biliari, collagene e ormoni steroidei.

Azione antineoplastica e antiossidante.

Favorisce l’assorbimento di Ferro.

60 mg

Gestante=70 mg

VITAMINE FONTE ALIMENTARE FORMA COENZIMATICA FUNZIONE METABOLICA FABBISOGNO

GIORNALIERO

LIPOSOLUBILI
Vitamina A Come provitamina (Carotene) nelle carote, broccoli, spinaci, zucche,albicocche, cachi e frutta molto colorata.

Come Vit. A già formata, si trova nei cereali, fegato, uova, latte, burro, olio di fegato di pesci

Retinolo Costituente della Rodopsina, proteina coniugata implicata nel processo visivo.

Formazione e mantenimento dei tessuti di protezione dell’organismo, sia interni che esterni.

Uomo=700 mcg

Donna=600 mcg

Neonati=350 mcg

Gestante e nutrice=950 mcg

Vitamina D

Ergocalciferolo,

Colecalciferolo

Tuorlo d’uovo, latte e derivati, olio di fegato di pesci Calcitriolo Regolazione del metabolismo del Calcio e del Fosforo nel tessuto osseo 10 mcg
Vitamina E

Germe di grano, oli vegetali, fegato, uova, verdure verdi Alfa-tocoferolo Antiossidante 8 mg
Vitamina K Ortaggi a foglie verdi, oli vegetali.

E’prodotta anche dalla flora intestinale

Fillochinone (K1)

Menachinone(K2)

Menadione (K3)

Sintesi della Prototrombina e di altri fattori della coagulazione 1 mcg/Kg di peso

FABBISOGNO

Le vitamine sono presenti tanto negli alimenti di origine vegetale quanto in quelli di origine animale, pertanto non è corretto dire che per garantire un giusto apporto di vitamine all’ organismo è necessario consumare solo grandi quantitativi di frutta e vegetali: un’ alimentazione corretta, equilibrata e varia, contiene tutti i nutrienti necessari a soddisfare i bisogni giornalieri di un individuo sano che svolge un’ attività fisica e lavorativa moderata.

L’ uomo ha bisogno di una costante assunzione di vitamine, ma non per tutte sono esattamente note le quantità necessarie a coprire tali bisogni.

Il valore corrispondente all’ apporto quotidiano raccomandato per ciascuna vitamina è approssimativo, poiché non tiene conto dell’ aumento di fabbisogno in caso di malattie infettive, di sindromi di malassorbimento, di anomalie del metabolismo e semplicemente di particolari stati fisiologici, quali la gravidanza, l’ allattamento e la crescita.

Inoltre, anche per quanto riguarda la composizione degli alimenti, non si dispone di dati per tutte le vitamine.

Da queste osservazioni scaturisce che una valutazione completa dell’ assunzione di vitamine mediante la dieta non può essere realizzata e la determinazione di eventuali carenze o eccessi può scaturire solo dalla valutazione clinica soggettiva.

Il contenuto vitaminico degli alimenti è variabile e dipende da molti fattori come, ad esempio, il terreno dove vengono coltivate la frutta e le verdure o dove pascola il bestiame, il tipo di foraggio e di alimenti in genere che vengono utilizzati per l’ allevamento degli animali da macellazione, il grado di maturazione degli alimenti al momento della raccolta, il tempo che intercorre tra la raccolta stessa e la preparazione dei cibi, i metodi di conservazione degli alimenti, le tecniche e i tempi di cottura, nonché, infine, il tempo che intercorre tra la cottura e il consumo reale dei cibi.

Per ridurre le perdite di vitamine provocate dai trattamenti di conservazione e preparazione degli alimenti è buona regola scegliere, per quanto riguarda i vegetali e la frutta, prodotti di stagione e ben maturi; lavarli accuratamente senza eccedere nel tempo di permanenza in acqua; consumarli, quando possibile, crudi e con la buccia; evitare di cuocerli troppo a lungo e in quantità eccessive di acqua; preferire la cottura a vapore o, in alternativa, utilizzare pochissima acqua, evitarne l’ eccessiva esposizione al calore, alla luce e all’aria.

NUOVE  PRODUZIONI ALIMENTARI: ALIMENTI FORTIFICATI E FUNZIONALI

L’ industria alimentare e farmaceutica propone nuovi prodotti alimentari per integrare un’ alimentazione definita ”a rischio di carenze” e-o per ritardare il processo fisiologico di invecchiamento.

”Fortificare” un alimento significa renderlo più nutriente, senza modificarne il contenuto energetico. Pertanto la fortificazione è un processo tecnologico attraverso cui nutrienti non energetici (sali minerali e vitamine) vengono aggiunti agli alimenti tradizionali.

Le ragioni di queste aggiunte possono essere diverse: ad esempio per ripristinare i nutrienti persi durante i processi di produzione, lavorazione e immagazzinamento del prodotto, per fornire ad alimenti sostitutivi di altri alimenti un valore nutritivo simile (per esempio l’aggiunta alla margarina di vitamine presenti nel burro) oppure per arricchire alimenti che già contengono, o non contengono all’origine, determinati nutrienti.

Gli alimenti fortificati possono risultare di fondamentale importanza per aumentare l’ apporto di vitamine nella popolazione quando sono state dimostrate condizioni di carenza nutrizionale; tuttavia non bisogna far credere al consumatore che la sola assunzione di alimenti fortificati è sufficiente ad assicurare una dieta adeguata sotto il profilo nutrizionale e vitaminico, pertanto la soluzione migliore rimane comunque la promozione di un’ adeguata educazione alimentare.

Gli alimenti funzionali, invece, sono caratterizzati da effetti addizionali dovuti alla presenza di componenti, come le vitamine, che interagiscono più o meno selettivamente con una o più funzioni dell’ organismo (biomodulazione). A tali proprietà funzionali possono conseguire effetti positivi sul mantenimento della salute e-o prevenzione delle malattie.

Per identificare le componenti degli alimenti tradizionali a cui ricondurre gli effetti fisiologici ipotizzati, l’ attenzione è stata rivolta alle vitamine a cui è stato riconosciuto un ruolo nella riduzione del rischio di cancro, di malattie cardiovascolari e nel rallentamento del processo di invecchiamento, al di là di quello strettamente correlato alla prevenzione degli stati carenziali.

Alcuni studi clinici hanno tuttavia dimostrato come la supplementazione di vitamine E, C e beta-carotene non ha gli stessi effetti favorevoli sulla salute dimostrati quando viene seguita una dieta variata e ricca in frutta e vegetali.

VITAMINE IN SOVRABBONDANZA…E’ COSI’ INNOCUO?


Anche se nella maggior parte dei casi è possibile trovare tutti i nutrienti necessari in una dieta equilibrata, molte persone ricorrono alle vitamine in pillole.

Solo in caso di una reale carenza è utile e vantaggioso assumere vitamine e sali minerali sotto forma di integratori, in caso contrario è inutile e può essere in alcuni casi dannoso. Alcune vitamine, ad esempio, se assunte quando non è necessario, possono anche essere pericolose: sono le cosiddette vitamine liposolubili, in particolare la vitamina A e D. Oltre a queste sostanze, considerate maggiormente a rischio poiche’ possono provocare danni irreversibili, ci sono altre sostanze che possono tradursi in danni temporanei se assunte in eccesso.

Il primo imputato è il beta-carotene che in natura si trova negli spinaci, nelle carote ed in alcuni tipi di frutta. Si raccomanda un consumo di questa sostanza in pillole non superiore ai 7 milligrammi al giorno. Oltre questo limite, il beta-carotene può aumentare il rischio di cancro ai polmoni per i fumatori e coloro che sono esposti alla polvere d’amianto. Segue l’acido nicotinico, cioè la vitamina PP, che in eccesso può danneggiare le cellule.

Anche la vitamina C oltre i limiti raccomandati (sopra i 1.000 milligrammi al giorno) può causare mal di stomaco e diarrea, così come il calcio (1.500 milligrammi), mentre il ferro (17 milligrammi) può provocare nausea, diarrea e vomito.

Purtroppo però, la mentalità dilagante, è ”più ne prendo e meglio sto”: basterebbe  seguire una dieta variata, che prevede di tutto in piccola quantità, senza aver bisogno di ulteriori integrazioni.

VITAMINE E SPORT

Le vitamine hanno sempre attratto l’ attenzione del mondo dello sport per il loro ipotizzato ruolo nel migliorare la prestazione sportiva (effetto ergogenico).

Tuttavia, nonostante questa convinzione si sia diffusa e consolidata tra gli sportivi da molti anni, il mondo scientifico ancora si domanda se l’ attività sportiva determini veramente un reale aumento del fabbisogno vitaminico e se l’ integrazione con vitamine di una razione alimentare adeguata sia realmente in grado di migliorare il rendimento.

La maggior parte dei dati scientifici accreditati tende a considerare poco probabile l’ ipotesi che la somministrazione protratta nel tempo di integratori vitaminici possa determinare un reale effetto positivo sullo stato di salute e sulle capacità fisiche (coordinative e organico-muscolari, resistenza, forza, rapidità e velocità, flessibilità) di soggetti sani e con abitudini alimentari corrette.

L’interesse degli sportivi per le vitamine si è nel tempo concentrato, di volta in volta, su alcune delle loro principali funzioni, strettamente connesse con la prestazione sportiva (metabolismo energetico, sintesi proteica, azione antiossidante, immunostimolante, prevenzione di traumi e lesioni muscolari).

Inoltre, non deve essere trascurata l’ importanza che le vitamine hanno, in sinergia con tutti gli altri nutrienti, nella regolazione delle sintesi di alcuni importanti neurotrasmettitori, indispensabili per il mantenimento dell’ idoneo “tono mentale” necessario ad ottimizzare le prestazioni psicofisiche in genere.

Va ricordato anche il loro ruolo rispetto alla modulazione della risposta immunologica, che, soprattutto negli sportivi, riveste un’importanza del tutto peculiare tenuto conto della ben documentata caduta delle difese immunitarie che si realizza nelle ore immediatamente successive ad un intenso sforzo fisico.

La decisione di integrare la razione alimentare degli atleti con vitamine dovrebbe scaturire da un approfondito studio dello stato nutrizionale di ogni singolo soggetto, con particolare riferimento agli indicatori clinici e biologici dello stato nutrizionale vitaminico.

Una condizione di carenza vitaminica nei soggetti che praticano con assiduità un programma di attività fisica sufficientemente intenso, potrebbe essere causata da uno o più fattori in grado di agire da soli o in associazione tra loro.

Secondo gli studi più accreditati, le perdite urinarie e fecali di vitamine in soggetti sportivi non sono aumentate rispetto a pazienti non attivi, né sembra che la concentrazione di vitamine nel sudore degli atleti sia aumentata e tale da ipotizzarne una perdita maggiore.

In conclusione, allo stato attuale, non ci sono elementi scientifici che facciano ritenere plausibile che l’attività sportiva, anche di elevato livello, se ben condotta, comporti un aumento dell’utilizzazione, distruzione o eliminazione delle vitamine.

Negli ultimi decenni, nel nostro Paese, abbiamo assistito a grandi cambiamenti nelle abitudini alimentari: se da una parte l’eccessiva disponibilità di cibo, in concomitanza con l’aumento della sedentarietà, ha favorito una maggiore incidenza di sovrappeso, obesità e altre malattie cronico-degenerative, all’estremo opposto mode alimentari, abitudini errate e lo sfrenato uso di prodotti ipocalorici per il raggiungimento di un peso ottimale, determinano la possibilità di un’assunzione non ottimale di micro-macro nutrienti.
L’industria alimentare, perciò, si è avvalsa delle nuove tecnologie di trasformazione degli alimenti tradizionali, per proporre nuovi prodotti che, mantenendo inalterate il più possibile le proprietà organolettiche originarie, presentino delle modifiche nella composizione nutrizionale.
Tra questi sono stati formulati i prodotti arricchiti, supplementati e fortificati, per integrare l’alimentazione di alcune categorie a rischio di carenze nutrizionali (bambini, adolescenti, anziani, donne in età fertile e sportivi a livello agonistico).
Per supplementare il regime alimentare di un singolo individuo con specifiche esigenze nutrizionali, a causa di scelte o stili di vita particolari (ad esempio nei vegetariani), o nel corso di una peculiare fase del ciclo vitale, oppure a causa di determinate patologie, che però non compromettano le funzioni fisiologiche di assunzione, digestione e assorbimento, si può ricorrere a:
1) alimenti arricchiti, nei quali viene aumentata la concentrazione di uno o più nutrienti già presenti in origine (cereali per la prima colazione con vitamine e/o minerali aggiunti, latte con aggiunta di calcio); oppure:
2) alimenti supplementati, con l’aggiunta di uno o più nutrienti non presenti in origine (latte e suoi derivati con l’aggiunta di omega-3).

In quanto alimenti tradizionali modificati nella composizione di micro-macro nutrienti si distinguono dagli integratori alimentari, che sono una fonte concentrata di sostanze in formulazioni predosate (pillole, tavolette, capsule, ecc.).
Se è necessario integrare il regime alimentare di una popolazione o di un gruppo all’interno di una popolazione, in caso di potenziale o esistente carenza di uno o più nutrienti, si possono effettuare interventi di fortificazione, programmati nell’ambito di politiche alimentari nazionali.
Tramite il processo tecnologico della “fortificazione” vengono aggiunti agli alimenti tradizionali alcuni nutrienti, come vitamine e sali minerali, già presenti in origine o meno, senza però modificare il contenuto energetico dell’alimento.
Esempi di alimenti fortificati sono il sale iodato, utilizzato nella prevenzione del gozzo, oppure la fortificazione dei cereali con acido folico per la prevenzione della spina bifida e altri difetti del tubo neurale.
Come illustrato in precedenza, l’utilizzo dei prodotti arricchiti, supplementati o fortificati è un espediente che va affiancato a un’alimentazione equilibrata, la quale rappresenta l’unico modo efficace per assumere tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno.
Frequentemente persone in salute acquistano alimenti di questo tipo, attratte da messaggi pubblicitari che li reclamizzano come lo strumento per ottenere o mantenere il benessere psicofisico.
Le preferenze dei consumatori per gli alimenti in questione sottolineano la mancata consapevolezza che non sempre l’introduzione di quantitativi eccessivi di alcuni micronutrienti può essere una consuetudine positiva.
Ad esempio un’assunzione di retinolo ≥ 10.000-15.000 IU/die ottenuta attraverso il consumo di fegato, uova, margarina fortificata, latticini, pesci grassi, in associazione ad un multivitaminico, può avere effetti epatotossici, teratogeni e provocare alterazioni dei capelli, della pelle o della visione.
Non esistono evidenze scientifiche che documentino la necessità di supplementare una dieta adeguata e varia nelle scelte alimentari: nei casi in cui l’assunzione di un nutriente eccede notevolmente i fabbisogni raccomandati, si può avere un vero e proprio effetto farmacologico, da considerare con molta attenzione.
Una corretta informazione elimina il rischio di sovradosaggio di alcuni nutrienti e indica gli alimenti fondamentali per il soddisfacimento dei bisogni organici.
Una efficace educazione alimentare, basata sull’importanza di una dieta varia ed equilibrata, in linea con le Linee Guida per una sana e corretta alimentazione e dei LARN, conferisce consapevolezza ai consumatori nell’operare scelte alimentari e cancella la confusione sull’ampia proposta dei prodotti innovativi in commercio.

FONTI
1. Cannella C., Giusti A. M., Pinto A. “Dal cibo per tutti agli alimenti personalizzati”. Il Pensiero Scientifico Editore, 2007.
2. Cannella C., Pinto A. “Integratori alimentari e prodotti dietetici”. In: Binetti P, Marcelli M, Baisi R. “Manuale di nutrizione clinica e scienze dietetiche applicate”. Società Editrice Universo, 2006.
3. Costantini A. M., Cannella C., Tomassi G. “Fondamenti di Nutrizione Umana”. Il Pensiero Scientifico Editore, 1999.
4. Position of the American Dietetic Association. “Fortification and Nutritional supplements”. Journal of the American Dietetic Association, August 2005.
5. Wooltorton E. “Too much of a good thing? Toxic effects of vitamin and mineral supplements”. Canadian Medical Association Journal, July 8, 2003.
6. Zeisel S. H. “Is there a metabolic basis for dietary supplementation?”. American Journal of Clinical Nutrition, August 2000.

Nella società odierna si assiste a un’evoluzione del concetto di alimentazione, non più finalizzata solo all’eliminazione di carenze nutrizionali ed effetti avversi attraverso l’adeguatezza della dieta, ma anche al raggiungimento di un regime alimentare capace di ottimizzare il benessere fisico e mentale degli individui e anche al prevenire l’insorgenza di alcune patologie.

Proprio l’aumento dell’attenzione della popolazione verso la correlazione alimentazione-salute, ha fatto nascere nuovi prodotti definiti funzionali, prodotti che presentano proprietà benefiche su una o più specifiche funzioni dell’organismo dimostrate scientificamente e travalicano i normali effetti nutrizionali, con un ruolo rilevante per il miglioramento dello stato di salute e di benessere e/o la riduzione del rischio di malattia.

Gli alimenti funzionali, o functional food, hanno lo stesso aspetto e le stesse caratteristiche organolettiche degli alimenti di uso corrente e devono espletare le loro funzioni all’interno di un normale regime alimentare.

Tali prodotti non sono né un medicinale, né una panacea, e risultano inutili se non abbinati a uno stile di vita sano ed equilibrato.

Gli alimenti funzionali possono essere classificati come segue:

  • alimenti naturali;
  • alimenti a cui sia stato aggiunto un componente;
  • alimenti dai quali è stato rimosso un componente;
  • alimenti in cui siano state modificate le caratteristiche di uno o più componenti;
  • alimenti in cui sia stata modificata la biodisponibilità di uno o più componenti;
  • qualsiasi combinazione di queste possibilità.

Negli ultimi anni sono state identificate alcune sostanze delle piante, capaci di espletare un ruolo protettivo e preventivo nei confronti di molte patologie umane, definiti phytochemicals. Spesso i diversi phytochemicals agiscono in modo sinergico nell’organismo umano, potenziandosi a vicenda, creando un effetto difficilmente riproducibile con un prodotto farmaceutico.

Il modo migliore per assumere queste molecole è attraverso un’alimentazione variata e ricca di vegetali: per assicurare al corpo umano la massima varietà di phytochemicals è necessario il consumo di almeno cinque porzioni al giorno di frutta e ortaggi. Attualmente si conoscono solo alcune delle loro numerose attività biologiche e proprietà farmaceutiche; le principali sono: una funzione regolatrice e una forte azione antiossidante (e, di conseguenza, azione anticancerogena e di protezione contro le malattie cardiovascolari).

Esempi di phytochemicals sono gli antiossidanti (carotenoidi, polifenoli) e gli isoflavoni nella soia.

Gli alimenti funzionali che negli ultimi tempi hanno riscosso maggior successo dal punto di vista commerciale, sono quelli contenenti probiotici e prebiotici, largamente utilizzati per prevenire o curare disturbi dell’apparato gastrointestinale.

I probiotici, sono batteri vivi, non-patogeni, come ad esempio i bifidobatteri e i lattobacilli,  in grado di esercitare, se ingeriti in quantità adeguata, un’influenza positiva sull’equilibrio della flora intestinale e quindi sul benessere dell’ospite.

I prebiotici, invece, sono il nutrimento necessario alla moltiplicazione batterica. Le sostanze ad azione potenzialmente prebiotica sono i carboidrati amido-resistenti (cellulose, emicellulose, pectine, gomme), le fibre solubili e i FOS (frutto-oligosaccaridi a catena corta o medio-lunga): queste sostanze arrivano integre al colon dove vengono utilizzate selettivamente solo dai batteri non patogeni  permettendo il loro aumento esponenziale.

Infine, vi sono gli alimenti simbiotici che contengono al loro interno sia probiotici che prebiotici.

Attualmente uno dei maggiori problemi riguardanti gli alimenti funzionali consiste nello stabilire dei criteri che dimostrino inequivocabilmente la loro efficacia e sicurezza, per tutelare i consumatori da affermazioni false e ingannevoli.

A questo scopo è necessario effettuare studi clinici randomizzati e utilizzare messaggi adeguati per la loro pubblicità.

Molti esperti in nutrizione sono contrari nel definire alcuni alimenti “funzionali”, poiché solo la dieta nel suo insieme può essere considerata “buona” o “cattiva”.

A tale proposito sarebbe fondamentale monitorare i messaggi pubblicitari che veicolano presunte proprietà miracolose degli alimenti funzionali, in connessione con una educazione capillare volta a chiarire l’utilità della loro assunzione solo all’interno di un regime alimentare e di uno stile di vita adeguati.

FONTI

1. Cannella C., Giusti A. M., Pinto A. “Dal cibo per tutti agli alimenti personalizzati”. Il Pensiero Scientifico Editore, 2007.

2. Del Toma E. “Prevenzione e terapia dietetica”. Il Pensiero Scientifico Editore, 2005.

3. Costantini A. M., Cannella C., Tomassi G. “Fondamenti di Nutrizione Umana”. Il Pensiero Scientifico Editore, 1999.

4. Cappelli P., Vannucchi V. “Chimica degli alimenti, conservazioni e trasformazioni”. Zanichelli. 5. Milner A J. “Functional foods: the US perspective”. American Journal of Clinical Nutrition, Vol. 71, No. 6, 1654S-1659s, June 2000.

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